La Lanterna Di Nonna Oriana Che Insegnò A Una Bambina Il Buio-tantan - Chainityai

La Lanterna Di Nonna Oriana Che Insegnò A Una Bambina Il Buio-tantan

A Venezia, certe sere sembrano fatte di acqua, finestre accese e passi leggeri dietro i portoni.

Nonna Oriana, 79 anni, conosceva quel momento meglio di chiunque altro, perché era l’ora in cui la città diventava più bella per gli adulti e più difficile per i bambini che avevano paura.

Lei sedeva al suo tavolo con la carta sottile davanti, un paio di forbici piccole, la colla, il filo e una moka ormai fredda accanto alla mano.

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Faceva lanterne di carta per le feste.

Piccole lanterne leggere, rotonde, delicate, con lune, stelle, bordi colorati e manici abbastanza robusti da stare nelle dita di un bambino.

Chi passava da lei pensava di comprare un oggetto grazioso, una cosa da tenere in mano durante una sera speciale.

Oriana, invece, sapeva che in certi casi una lanterna non è una decorazione.

È compagnia.

È una voce che non parla, ma resta.

Da ragazza aveva conosciuto notti senza corrente, notti lunghe, pesanti, in cui il buio non era soltanto assenza di luce ma presenza di paura.

Non raccontava quasi mai quei ricordi.

Li teneva piegati dentro, come vecchie lettere conservate in un cassetto.

Quando qualcuno le chiedeva perché lavorasse ancora così tanto alla sua età, sorrideva appena e rispondeva che le mani, se hanno imparato a consolare, non vogliono fermarsi.

La mattina iniziava presto.

Prima il caffè nella moka, poi il tavolo pulito, poi i fogli ordinati per colore.

C’erano giorni in cui sulla strada arrivava il profumo del pane dal forno e qualcuno la salutava entrando con un cornetto in mano, chiedendo due lanterne per un nipote o una figlia.

Oriana ascoltava tutti, ma ascoltava soprattutto i bambini.

Capiva subito quelli che avevano paura.

Li riconosceva dal modo in cui guardavano sotto il tavolo, dal modo in cui stringevano la mano della madre, dal modo in cui sorridevano solo se prima sorrideva qualcun altro.

Per loro sceglieva sempre la carta più calda.

Non la più brillante.

La più gentile.

Un pomeriggio, poco prima che la luce diventasse dorata sui vetri, entrò una donna con una bambina accanto.

La bambina non doveva avere molti anni.

Portava il cappotto chiuso fino al mento, le maniche tirate sulle dita e lo sguardo piantato a terra.

Non piangeva.

Era peggio.

Sembrava una di quelle bambine che avevano già pianto abbastanza da imparare a farlo senza rumore.

La madre salutò Oriana con educazione, ma la voce le tremò sulla seconda parola.

Chiese una lanterna.

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