La Matrigna Cancellò Il Volto Della Figliastra Dall’Album-tantan - Chainityai

La Matrigna Cancellò Il Volto Della Figliastra Dall’Album-tantan

A Trieste, quella mattina, l’aria in casa di Marco sembrava più fredda del solito.

Non per il tempo fuori, non per il vento che a volte entrava nelle ossa, ma per quel silenzio domestico che arriva quando tutti sanno che qualcosa sta per essere detto e nessuno vuole essere il primo a dirlo.

Sul tavolo grande del soggiorno c’era l’album di famiglia.

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Era spesso, pesante, con gli angoli consumati e la copertina rigida che aveva resistito a traslochi, pranzi, compleanni, lutti, discussioni finite con porte chiuse piano per non fare rumore davanti ai vicini.

Accanto c’erano una cartella per l’avvocato, alcune buste gialle, un mazzo di chiavi della casa e due tazzine da espresso ormai fredde.

La moka, lasciata sul fornello, aveva finito di borbottare da tempo.

Nessuno aveva avuto voglia di versarsi altro caffè.

La figlia di Marco arrivò con un cappotto semplice e le mani strette una all’altra, come se già sapesse che non sarebbe stato un incontro normale.

Aveva visto suo padre invecchiare dentro quella casa.

Lo aveva visto lucidare le stesse cornici, controllare sempre due volte le serrature, conservare ricevute inutili in cassetti troppo pieni, scrivere date sul retro delle fotografie perché diceva che la memoria, se non la aiuti, si confonde.

Marco non era stato un uomo perfetto.

Nessun padre lo è.

Ma c’erano cose che non aveva mai lasciato al caso.

Una di quelle era lei.

Quando entrò nel soggiorno, la seconda moglie di Marco era già seduta vicino all’album.

Portava una camicetta chiara, una sciarpa annodata con cura e quello sguardo composto che certe persone usano quando vogliono sembrare superiori al dolore che stanno causando.

I parenti erano disposti intorno alla stanza con una precisione quasi imbarazzata.

Una zia sulla sedia vicino alla finestra.

Un cugino in piedi accanto alla credenza.

Un altro parente vicino alla porta, come se avesse già scelto una via di fuga nel caso la conversazione fosse diventata troppo vera.

Nessuno parlava dell’eredità apertamente.

Non ancora.

Tutti dicevano “le carte”, “la situazione”, “quello che Marco avrebbe voluto”, perché in famiglia spesso si gira intorno alle parole più dure come si gira intorno a una macchia sul pavimento sperando che qualcuno altro la pulisca.

La seconda moglie sorrise senza calore.

“È meglio mettere ordine prima dell’incontro con l’avvocato,” disse.

La figlia guardò l’album.

Quelle parole, mettere ordine, le entrarono addosso con una sensazione sbagliata.

Perché l’ordine, in quella casa, era sempre stato un’altra cosa.

Era suo padre che appendeva le chiavi sempre allo stesso gancio.

Era il pane comprato al forno e posato nel sacchetto di carta senza schiacciarlo.

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