La Nonna Che Regalò Ricordi Ai Bambini Soli Di Torino-tantan - Chainityai

La Nonna Che Regalò Ricordi Ai Bambini Soli Di Torino-tantan

La nonna aprì il baule dei ricordi per i bambini orfani di Torino.

A 90 anni, Nonna Elena non aveva più fretta, ma aveva ancora un’abitudine che nessuna perdita le aveva tolto.

Ogni mattina si alzava presto, preparava la moka, sistemava il foulard davanti allo specchio e lucidava appena la punta delle scarpe prima di uscire.

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Non perché qualcuno la aspettasse.

Non più.

Lo faceva perché per tutta la vita aveva creduto che la dignità non fosse una cosa da mostrare agli altri, ma una forma di rispetto verso ciò che si è sopravvissuti.

La sua casa a Torino era piccola, ordinata, silenziosa.

Sulle mensole c’erano vecchie fotografie incorniciate, alcune scolorite dal sole, altre tenute con cura dietro il vetro.

In cucina, le tazze erano sempre nello stesso punto.

Le chiavi stavano in una ciotola vicino alla porta.

Sul comò della camera, invece, c’era il baule.

Era un vecchio baule di legno, graffiato agli angoli, con il coperchio un po’ duro da sollevare e una chiusura che faceva un piccolo scatto metallico ogni volta che lei lo apriva.

Non conteneva denaro.

Non conteneva documenti importanti.

Non conteneva nulla che un estraneo avrebbe chiamato prezioso.

Eppure, per Nonna Elena, quel baule pesava più di tutta la casa.

Dentro c’erano fotografie di famiglia, biglietti d’auguri, cartoline, giocattoli, nastri, piccoli oggetti salvati da cassetti che nessuno avrebbe più aperto.

C’era una macchinina senza una ruota.

C’era una bambola con il vestito scolorito.

C’era un biglietto di compleanno piegato in due, con l’inchiostro ormai pallido.

C’era una cartolina con un mare azzurro che sembrava troppo allegro per essere rimasto chiuso così a lungo.

Ogni cosa aveva appartenuto a qualcuno.

Ogni cosa portava con sé una voce, un volto, una stagione, una tavola apparecchiata, una risata in corridoio, un saluto dato di fretta e poi diventato definitivo.

Nonna Elena non aveva più figli.

Non aveva più nipoti.

Non aveva più nessuno che entrasse in cucina dicendo “Ho fame” o che lasciasse una giacca sulla sedia o che cercasse una foto ridendo del proprio taglio di capelli di anni prima.

Aveva il baule.

Per molto tempo aveva pensato che bastasse.

Ogni domenica lo apriva.

Prendeva un oggetto alla volta, lo teneva in mano e lasciava che il passato le facesse compagnia.

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