La Nonna Di Assisi Che Riaccese La Speranza Con Cera Consumata-tantan - Chainityai

La Nonna Di Assisi Che Riaccese La Speranza Con Cera Consumata-tantan

Ad Assisi, Nonna Benedetta entrava in chiesa quando la luce del giorno era già diventata sottile e la gente aveva smesso di voltarsi verso il banco delle candele.

Non cercava attenzione.

Aspettava.

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Aspettava che l’ultimo mormorio si spegnesse, che una mano finisse di farsi il segno della speranza, che una candela corta smettesse di tremare.

Poi si avvicinava con il passo lento di chi ha imparato a non disturbare il mondo.

Aveva 89 anni, un foulard annodato con cura sotto il mento e un paio di scarpe scure sempre pulite, anche quando la suola cominciava a chiedere pietà.

La sua borsa di stoffa sembrava vuota, ma dentro portava forbicine, un fazzoletto, una scatola piegata e un rispetto enorme per le cose che gli altri consideravano finite.

Sul banco restavano i mozziconi delle candele.

Alcuni erano alti appena un dito.

Altri erano piegati, bruciati da un lato, neri intorno allo stoppino.

Per molti erano scarti.

Per Benedetta erano luce che non aveva ancora detto l’ultima parola.

Li raccoglieva uno per uno, senza fretta, controllando che fossero davvero spenti.

A volte qualcuno la osservava con curiosità, ma lei non spiegava.

Si limitava a sorridere, a fare un piccolo cenno con la testa, e a sistemare la cera nella borsa come si sistemano le briciole di pane dopo un pasto povero ma sacro.

La casa di Benedetta era piccola.

Non misera nel cuore, ma stretta nelle possibilità.

C’era un tavolo di legno segnato dagli anni, una moka sul fornello, qualche fotografia vecchia in una cornice semplice e una chiave appesa vicino alla porta, lucida per quante volte le sue dita l’avevano cercata al buio.

La bolletta della luce arrivava ogni mese come una visita sgradita.

Benedetta non la lasciava in vista.

La infilava sotto un vaso, accanto a una ricevuta piegata e a un foglietto dove annotava le spese con una calligrafia minuta.

Pane.

Latte.

Medicine.

Luce.

Quest’ultima parola pesava più delle altre.

Così, la sera, non accendeva tutte le lampadine.

Quando poteva, usava proprio quei pezzi di cera portati via dalla chiesa.

Alle 20:15, quasi sempre alla stessa ora, chiudeva la finestra, posava il foulard sullo schienale della sedia e prendeva un pentolino vecchio.

Non era un rito rumoroso.

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