La Nonna, L’Inchiostro E La Lettera Che Riaprì Una Porta-tantan - Chainityai

La Nonna, L’Inchiostro E La Lettera Che Riaprì Una Porta-tantan

La nonna teneva da parte una bottiglia d’inchiostro per il detenuto che voleva scrivere una lettera di scuse.

A Napoli, davanti a un ufficio postale dove ogni mattina passavano pensionati, impiegati, madri con la borsa della spesa e uomini diretti al bar per un espresso veloce, c’era una bancarella che sembrava uscita da un altro tempo.

Non era grande.

Image

Un tavolino di legno, due cassette consumate, un telo beige per riparare le penne dal sole e una sedia pieghevole su cui sedeva Nonna Teresa, ottantaquattro anni, schiena piccola ma occhi ancora capaci di fermare una bugia.

Vendeva penne stilografiche usate.

Vendeva pennini, boccette d’inchiostro, quaderni rigidi e qualche matita con la punta già fatta.

Per molti era solo una vecchia che non si era arresa al telefono.

Per altri era una presenza fissa, come il primo rumore della saracinesca, il profumo del caffè, il saluto del fornaio che passava con le mani ancora infarinate.

Teresa arrivava presto.

Prima preparava la moka nel suo piccolo appartamento, lasciando che il gorgoglio riempisse la cucina come una compagnia.

Poi legava la sciarpa al collo, controllava che le scarpe fossero pulite e prendeva la borsa di stoffa con dentro il panno per lucidare le penne.

Non usciva mai in disordine.

Diceva che anche quando la vita ti aveva tolto qualcosa, non dovevi consegnarle pure la tua dignità.

La gente del quartiere la rispettava, ma comprava poco.

I ragazzi passavano con gli auricolari.

Gli adulti dettavano messaggi vocali.

Chi aveva bisogno di una domanda compilata entrava all’ufficio postale, chiedeva una penna a qualcuno, firmava in fretta e se ne andava.

La scrittura a mano pareva diventata una cosa da nonni, da scuole lontane, da lettere chiuse in cassetti che nessuno apriva più.

Teresa lo sapeva.

Ogni sera contava poche monete, piegava il telo, chiudeva le cassette e tornava a casa senza lamentarsi.

Ma una cosa non vendeva mai.

Era una piccola bottiglia d’inchiostro blu, scura, pulita, con il tappo ben stretto.

La teneva sul bordo della bancarella come un oggetto qualunque, ma quando qualcuno provava a comprarla, Teresa scuoteva la testa.

“Questa non è in vendita,” diceva.

Qualcuno rideva.

“È oro, Nonna Teresa?”

Lei passava il fazzoletto sul vetro e rispondeva piano.

“No. È per chi deve scrivere qualcosa che non può sbagliare.”

Non spiegava altro.

La sua vita aveva già avuto abbastanza spiegazioni urlate, mezze verità, visite imbarazzate e silenzi a tavola.

Read More

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *