La Notte In Cui 27 Prodotti Salvarono La Dignità Di Un Ragazzo-tantan - Chainityai

La Notte In Cui 27 Prodotti Salvarono La Dignità Di Un Ragazzo-tantan

Alle 21:38, nella panetteria già pulita e quasi buia, Francesca Ricci aveva davanti 27 prodotti ancora buoni e un flacone di detergente in mano.

Fuori, Bologna continuava a passare oltre la vetrina come se niente fosse.

Un autobus frenava poco lontano, qualcuno attraversava con il passo svelto di chi vuole solo tornare a casa, e l’odore caldo del pane restava intrappolato tra il banco, il forno spento e i sacchi pronti per la chiusura.

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Francesca aveva 48 anni e lavorava da tredici in una grande catena di panetterie.

Non era una donna impulsiva.

Non era una che alzava la voce per farsi notare.

Era precisa, puntuale, quasi severa con se stessa.

Arrivava prima dell’orario, sistemava il grembiule, controllava il banco, contava la cassa e segnava ogni invenduto come le era stato insegnato.

Per lei, fare bene il proprio lavoro significava non lasciare nulla al caso.

Il pane con prosciutto cotto e formaggio doveva stare in una zona del banco.

Le focaccine in un’altra.

Le pizzette rosse dovevano essere allineate abbastanza da sembrare ancora invitanti anche nel pomeriggio, quando il vetro della vetrina portava già i segni delle dita e della giornata.

I cornetti del mattino, quelli che qualcuno prendeva in fretta con un espresso prima di correre al lavoro, andavano spostati quando perdevano la luce delle prime ore.

Francesca conosceva quei gesti così bene che a volte le mani li compivano prima ancora che lei ci pensasse.

Alle 21:38, però, non c’era più niente di automatico.

Sul foglio degli invenduti c’erano righe ordinate e numeri scritti con la sua grafia piccola.

Dieci panini con prosciutto cotto e formaggio.

Sette focaccine.

Sei pizzette rosse.

Quattro cornetti vuoti.

Due bottigliette d’acqua.

Ventisette prodotti.

Tutti puliti.

Tutti integri.

Tutti ancora commestibili.

Non erano perfetti come alle sette del mattino, quando la panetteria sembrava promettere a chi entrava una giornata migliore.

Ma non erano spazzatura.

Eppure, secondo la procedura, dovevano diventarlo.

La regola era sempre quella, sera dopo sera.

Gli invenduti finivano in un grande sacco nero.

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