La Nuora Gettò Le Ceneri Del Cane Nel Cassonetto A Modena-tantan - Chainityai

La Nuora Gettò Le Ceneri Del Cane Nel Cassonetto A Modena-tantan

A Modena, Signor Dario aveva imparato a fare meno rumore possibile nella casa dove un tempo la sua presenza bastava a riempire le stanze.

A sessantanove anni camminava piano, lucidava ancora le scarpe la domenica mattina e teneva la giacca buona appesa dietro la porta, anche se nessuno lo invitava più da nessuna parte.

Non era un uomo difficile.

Image

Era un uomo rimasto indietro, almeno secondo sua nuora.

Lei lo guardava come si guarda una sedia vecchia che nessuno osa buttare solo perché apparteneva alla famiglia.

Dario, invece, non chiedeva molto.

Un caffè fatto con la moka.

Una finestra aperta al mattino.

Un piatto caldo senza essere trattato come un ospite indesiderato nella propria vita.

E quel piccolo vaso sul mobile basso del salotto.

Il vaso non era prezioso agli occhi degli altri.

Non aveva oro, non aveva incisioni eleganti, non aveva un valore da mostrare.

Ma dentro c’erano le ceneri del suo cane anziano, quello che lo aveva accompagnato negli ultimi anni, quando la casa si era svuotata di voci vere e si era riempita di frasi dette per dovere.

Quel cane era stato la sua sveglia, il suo passo lento fino al portone, la sua scusa per uscire, la sua compagnia durante le sere in cui nessuno chiedeva più: “Come stai?”

Dario non lo chiamava mai “il cane” quando parlava di lui.

Diceva “il vecchio mio”.

Come se fossero stati due pensionati seduti sulla stessa panchina, uno con il cappotto e l’altro con il muso grigio.

Quando il cane era morto, Dario aveva messo il vaso sul mobile accanto a una vecchia foto di famiglia e a un mazzo di chiavi consumate.

Non lo aveva fatto per provocare nessuno.

Lo aveva fatto perché certe assenze, se non hanno un posto preciso, diventano troppo grandi.

Ogni sera passava due dita sul coperchio.

Non piangeva davanti agli altri.

Non si lamentava.

Diceva soltanto piano: “Buonanotte, vecchio mio.”

Sua nuora lo aveva notato fin dal primo giorno.

All’inizio aveva sbuffato soltanto.

Poi aveva cominciato a chiamarlo “quel vaso”.

Infine lo aveva chiamato “quella vergogna”.

Dario fingeva di non sentire, ma sentiva tutto.

Sentiva i cassetti aperti quando lei diceva di voler riordinare.

Read More

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *