La Stanza Calda Di Nonna Amelia Che Salvò Gli Studenti Di Torino-tantan - Chainityai

La Stanza Calda Di Nonna Amelia Che Salvò Gli Studenti Di Torino-tantan

Ogni sera, quando Torino iniziava a svuotarsi e il freddo dell’inverno si infilava tra i portici e le strade silenziose, una piccola luce restava sempre accesa al terzo piano di un vecchio palazzo.

Era la casa di Nonna Amelia.

Ottantadue anni.

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Passi lenti.

Una sciarpa di lana grigia sulle spalle anche dentro casa.

E un’abitudine che nessuno riusciva davvero a capire.

Lasciava sempre la porta aperta.

Non abbastanza da spalancarla completamente.

Solo quel poco necessario per far capire a qualcuno che poteva entrare.

Nel quartiere la conoscevano tutti.

La signora che salutava sempre il fruttivendolo.

Quella che passava al bar per un espresso piccolo e restava due minuti esatti appoggiata al bancone prima di tornare a casa.

Quella che portava scarpe pulite anche nei giorni di pioggia.

Quella che non si lamentava mai.

L’appartamento in cui viveva non era grande.

Un soggiorno stretto con una libreria vecchia, fotografie di famiglia alle pareti e un tavolo di legno segnato dal tempo.

In cucina c’era una moka sempre pronta sul fornello.

Il termosifone del soggiorno faceva un rumore metallico ogni volta che partiva.

Un suono secco.

Come un colpo di tosse.

Ma bastava quello per riempire la stanza di un calore che fuori sembrava impossibile trovare.

Il primo a bussare fu Matteo.

Ventidue anni.

Studente di ingegneria.

Lavorava all’alba in un forno vicino alla stazione per pagarsi l’università.

Aveva le mani screpolate dal freddo e la schiena piegata dalla stanchezza.

Quel dicembre il dormitorio universitario era diventato invivibile.

I termosifoni funzionavano male.

L’umidità entrava dalle finestre.

Molti ragazzi studiavano con il cappotto addosso.

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