La Tomba Sparita A Firenze E Il Segreto Nascosto Nella Lapide-tantan - Chainityai

La Tomba Sparita A Firenze E Il Segreto Nascosto Nella Lapide-tantan

Elena aveva settantatré anni e una regola semplice: non uscire mai di casa senza chiudere bene la moka, sistemare il foulard e guardare per un secondo la fotografia di suo marito nell’ingresso.

Quella mattina fece tutte e tre le cose, ma la terza durò più del solito.

Nella foto lui sorrideva poco, come gli uomini che non amano farsi vedere teneri davanti agli altri, però aveva una mano appoggiata alla spalla di Elena.

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Quel gesto, più della posa, più della cornice, più del vestito buono, era ciò che le era rimasto addosso dopo la sua morte.

La mano sulla spalla.

La presenza.

Il modo in cui le diceva senza parole: ci sono.

Elena prese le chiavi di casa dal piattino di ceramica, controllò di avere il fazzoletto, poi uscì nel mattino di Firenze con il passo lento di chi non ha fretta, ma non vuole sembrare fragile.

Aveva lucidato le scarpe la sera prima.

Non perché dovesse incontrare qualcuno di importante.

Perché per lei andare alla tomba di suo marito era ancora un appuntamento.

Non si va da chi si è amato come si va a buttare la spazzatura.

Al bar, il solito espresso le fu servito senza che chiedesse.

Il barista le mise accanto anche un cornetto piccolo, perché sapeva che Elena diceva sempre di no e poi lo spezzava in due.

Quel giorno, però, lo lasciò quasi intero sul piattino.

Aveva comprato fiori freschi e li teneva stretti con la mano sinistra, mentre con la destra controllava nella borsa la ricevuta del fioraio, il fazzoletto, il telefono.

Tutto in ordine.

La vita, quando ti tradisce, spesso aspetta proprio che tu abbia messo tutto in ordine.

Arrivò al cimitero poco dopo le otto e mezza.

L’aria era pulita, con quel silenzio particolare dei luoghi dove anche i passi sembrano chiedere permesso.

Elena salutò con un cenno il custode da lontano e imboccò il vialetto di ghiaia.

Conosceva ogni curva.

Sapeva dove le radici avevano sollevato un bordo del cammino.

Sapeva quale cippo aveva sempre il vaso storto.

Sapeva anche quanti passi mancavano prima di vedere il nome di suo marito.

Ma quel mattino, quando arrivò al punto esatto, si fermò.

La tomba non c’era.

Per un istante pensò di aver sbagliato fila.

Era una possibilità umiliante, ma ancora sopportabile.

Si voltò, contò le piante, guardò la lastra alla destra e quella alla sinistra.

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