La Zia Che Fece Pagare A Un’Orfana Ogni Pasto A Bari-tantan - Chainityai

La Zia Che Fece Pagare A Un’Orfana Ogni Pasto A Bari-tantan

La prima cosa che Lucia imparò dopo la morte dei suoi genitori fu che il silenzio poteva avere un prezzo.

Non un prezzo grande, scritto su un documento importante, ma un prezzo piccolo, quotidiano, infilato nelle cose più semplici.

Una fetta di pane.

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Un bicchiere di latte.

Una maglia passata da qualcun altro.

Un posto a tavola.

Aveva dodici anni, viveva a Bari con sua zia, e ogni mattina si svegliava prima che la moka iniziasse a borbottare in cucina.

Non perché qualcuno la chiamasse con dolcezza.

Si svegliava perché aveva imparato a riconoscere i rumori della casa, il cassetto delle posate, il cucchiaino contro la tazzina, le ante chiuse con troppa forza quando la zia era di cattivo umore.

La stanza dove dormiva non era davvero sua.

C’era un letto stretto, una coperta piegata con precisione e una scatola sotto la sedia dove Lucia aveva nascosto le poche cose dei genitori che le erano rimaste.

Una foto un po’ piegata.

Un fazzoletto con l’odore quasi sparito.

Un piccolo cornicello rosso che era appartenuto a sua madre e che la zia le aveva tolto una sera dicendo che gli oggetti “di valore” non andavano lasciati in giro.

Lucia non aveva protestato.

Da quando era entrata in quella casa, tutti le avevano spiegato che doveva essere riconoscente.

La zia l’aveva accolta.

La zia le dava un tetto.

La zia le preparava da mangiare.

E una bambina che aveva già perso abbastanza non doveva anche diventare un peso che faceva parlare i vicini.

Così Lucia aveva imparato a dire grazie anche quando non c’era niente per cui ringraziare.

Diceva grazie quando riceveva il pane del giorno prima, duro ai bordi e avvolto nella carta del forno.

Diceva grazie quando la zia le metteva davanti un piatto più piccolo degli altri e le ricordava che “i bambini educati non chiedono il bis”.

Diceva grazie quando una giacca troppo stretta veniva presentata come un regalo.

Diceva grazie perfino quando la zia, prima di uscire per la passeggiata serale, si sistemava il foulard davanti allo specchio e diceva a Lucia di non farsi vedere troppo triste, perché la tristezza in pubblico faceva una brutta figura.

Lucia capiva poco di soldi.

Capiva però la differenza tra cura e controllo.

La cura era sua madre che le metteva una mano sulla fronte quando aveva la febbre.

La cura era suo padre che le allacciava la scarpa senza sospirare, anche quando erano in ritardo.

La cura era il modo in cui, prima, il cibo arrivava a tavola senza trasformarsi in un favore da rimborsare.

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