L’Anziana Che Reggé Un Neonato Per Salvare Un Esame A Bologna-tantan - Chainityai

L’Anziana Che Reggé Un Neonato Per Salvare Un Esame A Bologna-tantan

A Bologna, quella mattina, l’aria aveva il profumo dell’espresso e della pioggia asciugata sui portici.

Serena aveva settantatré anni e viveva in un appartamento piccolo vicino all’università, abbastanza vicino da sentire, nelle giornate più affollate, il rumore degli studenti che passavano con le borse piene di libri e i passi veloci.

Non era una donna che parlava molto.

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Stava spesso alla finestra, con una tazza calda tra le mani, e guardava quella corrente giovane attraversare la strada come se ogni ragazzo portasse addosso una promessa.

Alcuni ridevano troppo forte.

Altri camminavano in silenzio, con gli occhi bassi sui fogli, ripetendo date, formule, frasi da ricordare.

Serena li riconosceva tutti senza conoscere nessuno.

C’era quello che arrivava sempre in ritardo con il cornetto in mano.

C’era la ragazza con la sciarpa rossa che si fermava al bar per un caffè e poi correva via senza finire l’acqua.

C’erano i genitori nei giorni importanti, vestiti bene, con mazzi di fiori e sorrisi tesi, pronti a fare bella figura anche quando l’emozione li tradiva.

Serena guardava e taceva.

Dentro di lei, però, qualcosa si muoveva ogni volta.

Da ragazza aveva sognato di studiare.

Non un sogno vago, non una fantasia da raccontare per sembrare diversa.

Aveva davvero immaginato un banco, un quaderno, un professore, una stanza in cui una donna potesse essere ascoltata per quello che sapeva e non soltanto per quello che era disposta a sacrificare.

Aveva tenuto i libri con cura, fasciati in una stoffa pulita, lontani dal vapore della cucina e dalle mani sporche di farina.

La sera, mentre la moka borbottava sul fornello e la casa si riempiva dell’odore amaro del caffè, ripeteva le pagine a bassa voce.

Poi la vita aveva bussato senza chiedere permesso.

Un fratello più piccolo da crescere.

Una madre stanca.

Una casa da tenere in piedi.

Una tavola da preparare anche nei giorni in cui non c’era molto da mettere nei piatti.

Serena aveva chiuso i quaderni.

Nessuno le aveva detto che stava rinunciando a un futuro.

Le avevano detto che era brava, che era responsabile, che una donna di cuore capisce quando la famiglia viene prima.

Lei aveva capito.

Aveva capito così bene da non lamentarsi mai.

Negli anni aveva imparato a portare il dispiacere come si porta uno scialle sulle spalle: ben sistemato, discreto, quasi elegante.

La bella figura, dicevano.

Serena sapeva farla.

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