L’Anziana Siciliana Che Nascose Una Ragazza In Fuga Tra Gli Ulivi-tantan - Chainityai

L’Anziana Siciliana Che Nascose Una Ragazza In Fuga Tra Gli Ulivi-tantan

Quando bussarono alla porta di Nonna Agata, la notte non sembrava più notte.

Sembrava un respiro trattenuto.

La casa era piccola, costruita vicino alle colline degli ulivi, con muri che avevano visto estati lente, pranzi silenziosi e mattine cominciate con una moka sul fuoco.

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Agata aveva ottantadue anni, ma non dormiva mai profondamente.

Le donne che hanno avuto paura per molti anni imparano a restare sveglie anche quando chiudono gli occhi.

Quella sera aveva piegato uno scialle sulla sedia, lavato una tazzina da espresso e lasciato un pezzo di pane avvolto in un tovagliolo.

Non aspettava nessuno.

A quell’ora, in una casa come la sua, si sentivano solo il vento, il legno che scricchiolava e qualche cane lontano.

Poi arrivarono tre colpi.

Non forti.

Non sicuri.

Tre colpi spezzati, dati da qualcuno che non aveva più il coraggio di chiedere ma non aveva altra scelta.

Agata rimase ferma un istante, con la mano sulla spalliera della sedia.

Il primo pensiero non fu chi è.

Fu quanto è spaventata.

Perché la paura ha un modo tutto suo di bussare.

Non entra con rumore.

Chiede quasi scusa.

Agata si avvicinò alla porta senza accendere tutte le luci.

Non per sospetto, ma per prudenza.

Si sistemò lo scialle sulle spalle, guardò verso la piccola finestra e aprì.

Sul gradino c’era una ragazza giovane.

Aveva il volto pallido, i capelli attaccati alle guance, una manica tirata male, le mani strette davanti al petto.

Non portava con sé una borsa vera, solo qualcosa schiacciato contro il fianco come se fosse scappata prima ancora di capire cosa prendere.

Guardò Agata, poi guardò la strada alle sue spalle.

Quel movimento bastò.

Agata vide negli occhi della ragazza ciò che aveva sperato di non vedere mai più in nessuna donna.

Il terrore di essere raggiunta.

“Permesso…” sussurrò la ragazza.

La parola uscì assurda e tenera insieme.

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