L’anziano Carretto Dei Gelati Che Riportò L’Estate Ai Bambini Malati-tantan - Chainityai

L’anziano Carretto Dei Gelati Che Riportò L’Estate Ai Bambini Malati-tantan

A Rimini, l’estate di solito si riconosce prima ancora di vederla.

Arriva nell’odore dell’espresso preso in piedi al bar, nel rumore delle tazzine appoggiate sul bancone, nella luce che scivola sulle serrande appena alzate.

Arriva nei bambini che chiedono qualcosa di freddo prima ancora che faccia davvero caldo.

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Per il signor Dino, però, l’estate non era più cominciata da molto tempo.

Aveva 80 anni e per una vita aveva venduto gelati vicino al mare.

Non servivano grandi insegne, né parole eleganti.

Gli bastava il suo carretto, la voce calma, una camicia pulita e quella pazienza da uomo abituato a guardare le famiglie passare, litigare, ridere, tornare il giorno dopo come se nulla fosse successo.

I bambini lo riconoscevano dal cigolio delle ruote.

Le madri lo riconoscevano dal modo in cui diceva di aspettare un momento, perché il ghiacciolo alla fragola doveva essere dato a quello più piccolo, non al fratello che cercava sempre di fare il furbo.

I padri lo riconoscevano perché Dino non faceva pesare a nessuno una moneta mancante.

Se un bambino guardava il carretto con gli occhi pieni e le mani vuote, lui fingeva di essersi sbagliato con il resto.

Poi gli anni si erano messi in mezzo.

Il carretto aveva cominciato a fermarsi dopo pochi metri.

Una ruota tremava.

Il manubrio scricchiolava.

Il coperchio non si chiudeva più come prima.

E Dino aveva scoperto che il suo corpo, quello stesso corpo che aveva spinto il carretto per intere stagioni, non gli permetteva più di mangiare ciò che aveva venduto per tutta la vita.

Il diabete gli aveva tolto il gusto più semplice.

Non il ricordo, però.

Quello era rimasto intero.

Ricordava la bocca sporca di limone dei bambini.

Ricordava le dita appiccicose.

Ricordava le madri che pulivano i menti con un fazzoletto già usato mille volte.

Ricordava il rumore della risata quando il primo morso era troppo freddo e il bambino chiudeva gli occhi, sorpreso dalla felicità.

Quella era la cosa che gli mancava di più.

Non il gelato.

La risata.

Per settimane, chi lo conosceva pensò che Dino avrebbe lasciato il carretto in un garage.

Magari coperto con un telo.

Magari accanto a vecchie fotografie e a scatole piene di oggetti che nessuno osa buttare perché sembrano ancora vivi.

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