L’Anziano Che Cantava Per Chi Aspettava Brutte Notizie A Milano-tantan - Chainityai

L’Anziano Che Cantava Per Chi Aspettava Brutte Notizie A Milano-tantan

A Milano, in un ospedale dove le porte si aprivano e si chiudevano con un suono troppo netto, c’era un uomo di 89 anni che arrivava ogni settimana senza fare rumore.

Lo chiamavano Signor Gino.

Non perché fosse famoso.

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Non perché avesse una storia che tutti conoscevano.

Ma perché aveva quel modo antico di stare seduto dritto, con il cappotto sistemato, le scarpe pulite e la sciarpa piegata bene, come se anche davanti alla paura una persona dovesse conservare un po’ di dignità.

Arrivava per le sue cure, prendeva il numero, salutava con un cenno leggero e si sedeva quasi sempre nello stesso punto del corridoio.

Non vicino alla porta, dove passavano tutti.

Non troppo lontano, dove sembrava di essere dimenticati.

A metà.

In quel posto da cui si potevano osservare le facce senza invadere nessuno.

Quel corridoio aveva un odore che nessuno dimentica facilmente.

Disinfettante.

Caffè del distributore.

Carta.

Paura.

La paura non si vedeva subito, perché molti cercavano di tenere addosso una forma composta, quella specie di La Bella Figura che in certi momenti non è vanità, ma armatura.

Una donna lisciava la manica del cappotto anche se non era spiegazzata.

Un uomo controllava l’orologio ogni tre minuti.

Una figlia scriveva un messaggio, lo cancellava, poi lo riscriveva senza inviarlo.

Un anziano teneva tra le dita una busta con risultati medici, piegata agli angoli per quanto era stata stretta.

Gino vedeva tutto.

Non fissava.

Guardava con discrezione, come fanno le persone che conoscono il peso delle stanze d’attesa.

Perché lui quel peso lo conosceva davvero.

Anni prima, aveva aspettato notizie di sua moglie in un corridoio simile.

Ricordava il pavimento troppo lucido.

Ricordava la luce bianca che non perdonava le facce stanche.

Ricordava il nome di lei pronunciato da una voce professionale, e il proprio cuore che per un istante aveva smesso di riconoscere il mondo.

Il momento peggiore, per lui, non era stato ancora il verdetto.

Era stato il prima.

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