L’Anziano Che Insegnò A Firmare A Un Senzatetto A Roma-tantan - Chainityai

L’Anziano Che Insegnò A Firmare A Un Senzatetto A Roma-tantan

A Roma, il signor Enrico aveva settantanove anni e una penna stilografica che non prestava mai a nessuno.

Non era una penna costosa, almeno non nel modo in cui la gente misura il valore delle cose.

Il cappuccio era graffiato, il metallo aveva perso lucentezza, e sul corpo scuro si vedeva una piccola crepa che lui copriva sempre con il pollice.

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Ma quella penna era sopravvissuta a tutto ciò che lui aveva perso.

Ogni mattina, quando il sole cominciava a entrare tra gli alberi del parco, Enrico arrivava alla stessa panchina con passi lenti e precisi.

Portava un cappotto pulito, anche se consumato ai gomiti, una sciarpa piegata con cura e scarpe lucidate così bene che sembravano voler difendere da sole la sua dignità.

Si sedeva, appoggiava una cartellina sulle ginocchia e aspettava.

Dal bar all’angolo arrivava l’odore dell’espresso.

Qualche volta anche quello dei cornetti caldi.

La gente entrava e usciva, ordinava in fretta, parlava di lavoro, di calcio, di spese da fare, di telefonate dimenticate.

Enrico ascoltava tutto senza sembrare interessato a nulla.

In realtà osservava.

Osservava le mani.

Mani che tenevano ricevute.

Mani che firmavano scontrini.

Mani che stringevano chiavi.

Mani che aprivano portafogli pieni di documenti, tessere, carte, prove di esistenza.

Lui sapeva quanto poteva pesare un pezzo di plastica con una foto sopra.

Sapeva quanto poteva valere una firma messa nel posto giusto.

E sapeva, soprattutto, quanto poteva costare una firma messa nel posto sbagliato.

Anni prima, Enrico aveva perso la casa perché non aveva capito dei documenti.

Nessuno glieli aveva spiegati davvero.

Gli avevano indicato le righe con il dito, avevano detto che era una formalità, avevano parlato in fretta, come si parla con un vecchio quando si pensa che non farà domande.

Lui aveva firmato.

Aveva firmato perché si vergognava di dire che non capiva.

Aveva firmato perché il rispetto, a volte, sembra silenzio.

Aveva firmato perché per tutta la vita gli avevano insegnato che una persona perbene non fa scenate in pubblico.

Poi erano arrivati altri fogli.

Altri timbri.

Altre parole difficili.

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