L’anziano Di Napoli Che Con Il Suo Vecchio Ape Salvò Un Bambino-tantan - Chainityai

L’anziano Di Napoli Che Con Il Suo Vecchio Ape Salvò Un Bambino-tantan

A Napoli, il vecchio Ape di signor Mimmo arrivava prima con il rumore che con le ruote.

Era un suono secco, stanco, fatto di lamiere che tremavano e di un motore che sembrava discutere con ogni salita.

La gente del quartiere lo riconosceva senza nemmeno voltarsi.

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“È Mimmo,” dicevano alcuni, e tornavano al loro espresso, al sacchetto del forno, alla fretta della giornata.

Lui aveva 81 anni e una maniera antica di stare al mondo.

Non chiedeva molto.

Non si lamentava quasi mai.

Teneva il berretto basso quando il sole era forte, la giacca consumata ma pulita, le scarpe lucidate anche nei giorni in cui sapeva che avrebbe frugato tra cartoni, ferraglia e bottiglie.

Per qualcuno era solo un vecchio che raccoglieva roba da vendere per pochi spiccioli.

Per altri era una presenza discreta, una di quelle persone che sembrano sempre esserci, come una serranda arrugginita o una panchina davanti al bar.

Signor Mimmo non possedeva molto.

Aveva una stanza piccola, qualche fotografia vecchia, un mazzo di chiavi legato con uno spago e quell’Ape che tossiva a ogni partenza.

Il tre ruote gli serviva per vivere.

La mattina lo caricava di ciò che gli altri non volevano più.

Cartoni schiacciati.

Bottiglie vuote.

Pezzi di ferro.

Oggetti rotti che, nelle sue mani, diventavano ancora una possibilità.

Ogni giornata aveva la sua matematica crudele.

Se raccoglieva abbastanza, poteva comprare qualcosa per mangiare.

Se il motore consumava troppo, doveva rinunciare a qualcos’altro.

Se una ruota faceva un rumore strano, lui passava la sera a guardarla con una torcia, come se potesse convincerla a durare ancora.

Sul cruscotto teneva sempre una ricevuta di benzina piegata in due, non per ordine, ma per memoria.

Gli ricordava quanto costava muoversi.

Gli ricordava che anche un chilometro, per chi non ha quasi nulla, non è mai gratuito.

Eppure, ogni volta che entrava nel bar per chiedere un bicchiere d’acqua, salutava con educazione.

“Permesso,” diceva piano.

Qualcuno gli offriva un caffè.

Qualcuno faceva finta di non vederlo.

Lui ringraziava quando riceveva qualcosa e non protestava quando non riceveva niente.

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