L’Anziano Vicino Chiese Di Rivedere Il Cielo Dopo 11 Mesi-tantan - Chainityai

L’Anziano Vicino Chiese Di Rivedere Il Cielo Dopo 11 Mesi-tantan

Il mio vecchio vicino non usciva di casa da undici mesi, finché una mattina bussò al muro e disse: «Mi aiuti a rivedere il cielo?»

Non fu un colpo forte.

Furono tre tocchi leggeri, quasi timidi, come se anche chiedere aiuto gli sembrasse una mancanza di educazione.

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Ero in cucina, davanti alla moka che aveva appena finito di borbottare, con il caffè ancora caldo e la giornata già piena di commissioni, telefonate e pensieri piccoli ma insistenti.

Vivevo in una vecchia palazzina a Parma, con le scale strette, i muri sottili e un cortile interno dove le biciclette si appoggiavano una all’altra come vicini stanchi.

In quel palazzo ci salutavamo tutti.

Ma salutarsi non significa conoscersi.

I colpi venivano dall’appartamento del signor Vittorio Bassi.

Era il mio vicino da quasi sette anni.

In sette anni ci eravamo scambiati parole pulite e brevi, sempre le stesse, sempre abbastanza corrette da non sembrare fredde.

«Buongiorno.»

«Buonasera.»

«Permesso.»

Nient’altro.

Aveva ottantatré anni, i capelli bianchi sempre pettinati, la voce bassa e quelle mani sottili da uomo che aveva passato la vita a misurare, tagliare, aggiustare, tenere insieme.

Mi avevano detto che da giovane faceva il falegname.

Lo si capiva anche da come chiudeva la porta: piano, senza sbatterla mai, come se ogni cosa avesse un valore e un peso.

Dopo una brutta caduta, però, non l’avevo quasi più visto.

All’inizio avevo pensato che fosse normale.

Un anziano si fa male, resta in casa, i parenti passano, qualcuno si occupa di lui.

Poi i giorni erano diventati settimane.

Le settimane erano diventate mesi.

La sua porta era rimasta chiusa, e io avevo continuato a passare davanti a quella chiusura con la mia borsa della spesa, il mio telefono, il mio caffè preso in fretta, la mia vita piena di scuse ragionevoli.

Mi dicevo che non volevo disturbare.

Mi dicevo che non erano affari miei.

Mi dicevo che in fondo ognuno ha il suo dolore, e non sempre desidera che qualcuno ci entri con le scarpe.

Ma quella mattina i tre tocchi sul muro cambiarono il peso di tutte quelle frasi.

Posai la tazzina nel lavello e rimasi immobile per qualche secondo.

Poi uscii sul pianerottolo e andai alla sua porta.

Suonai.

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