L’Assistente Di Mia Madre Sembrava Non Fare Nulla Davanti Alla TV-tantan - Chainityai

L’Assistente Di Mia Madre Sembrava Non Fare Nulla Davanti Alla TV-tantan

Chiesi all’assistente di mia madre cosa facesse oltre a guardare la televisione, e la sua risposta mi fece vergognare per sempre.

Quando entrai nel salotto di mia madre, Elia era seduto accanto a lei.

La televisione era accesa, con il volume basso e le luci del pomeriggio che cadevano sul pavimento come una tovaglia chiara.

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Mia madre, Nerina, stava sul divano con una coperta sulle ginocchia.

Teneva una tazza di camomilla tra le mani, stretta con una cura che mi fece pensare a qualcosa di fragile, ma io in quel momento non ebbi abbastanza cuore per capire che la cosa fragile era lei.

Sul tavolino c’erano un piattino, un fazzoletto piegato, il telecomando messo in ordine e un bicchiere d’acqua vicino alla scatola delle medicine.

Dal corridoio arrivava un odore pulito di lenzuola cambiate.

Dalla cucina, invece, restava quel profumo debole della moka appena sciacquata, familiare come certe mattine di tanti anni prima.

Io però non vidi niente di tutto questo.

Vidi solo un uomo seduto.

Vidi la televisione.

Vidi mia madre immobile.

E lasciai che la parte peggiore di me parlasse prima della parte giusta.

Ero arrivato da Milano con il cappotto ancora addosso, la camicia segnata dalla giornata e il telefono che continuava a vibrare nella tasca.

Vivevo sempre come se qualcuno mi stesse inseguendo.

Riunioni, scadenze, pagamenti, messaggi lasciati senza risposta, una casa mia che non abitavo davvero e la casa di mia madre che visitavo quasi sempre con il senso di colpa già pronto in bocca.

Da quando lei non poteva più stare sola, avevamo assunto Elia per aiutarla.

Io avevo firmato i pagamenti, organizzato i turni, comprato le cose necessarie e mi ero raccontato che quella fosse presenza.

Ma la presenza non è un bonifico.

La presenza è una sedia avvicinata al letto alle tre del mattino.

Quella verità, però, quel pomeriggio non la sapevo ancora.

Entrai in salotto senza nemmeno togliermi il cappotto.

Elia sedeva accanto a mia madre con le mani sulle ginocchia, il busto leggermente piegato verso di lei, come se ascoltasse qualcosa che io non sentivo.

La trasmissione del pomeriggio riempiva la stanza con applausi registrati e domande facili.

Mia madre fissava lo schermo.

Ogni tanto muoveva le labbra senza parlare.

A me sembrò vuota.

A me sembrò abbandonata davanti a un quiz.

«Mi scusi, Elia», dissi.

Lui si voltò piano.

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