Le Due Ciabattine Sotto La Ruota Che Fermarono Un Camion A Bari-tantan - Chainityai

Le Due Ciabattine Sotto La Ruota Che Fermarono Un Camion A Bari-tantan

A Bari, certe mattine sembrano cominciare tutte nello stesso modo, con il rumore delle serrande che salgono, l’odore del caffè che esce dai bar e le prime voci che attraversano la strada prima ancora che il sole abbia scaldato la lamiera delle auto.

Per Dalia, sette anni, quella normalità arrivava sempre da fuori.

Lei non si svegliava in una stanza, non vedeva una finestra, non allungava la mano verso un comodino, non cercava una luce accanto al letto.

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Si svegliava nel cassone di un vecchio camion delle consegne, quello di suo zio, con la schiena piegata contro cartoni e pareti fredde.

Aveva imparato presto che il mattino non era il momento in cui qualcuno ti chiama per fare colazione.

Per lei il mattino era il momento in cui bisognava sparire dal posto dove aveva dormito.

Il cassone aveva un odore che non apparteneva all’infanzia.

C’era polvere di cartone, gomma, ferro, un filo di umidità e quel sentore di carico vecchio che resta addosso ai vestiti anche quando esci all’aperto.

Non c’era un letto.

Non c’era una lampadina.

Non c’era una chiusura sicura che una bambina potesse aprire senza aiuto, se si fosse svegliata con il cuore troppo veloce o con la gola chiusa dalla paura.

C’era solo un angolo in cui infilarsi e una coperta che non riusciva mai a diventare abbastanza grande.

Lo zio chiamava tutto questo “un tetto”.

Quando qualcuno si avvicinava troppo alla verità, lui abbassava il tono, si sistemava i vestiti e diceva che avere un tetto sopra la testa era meglio di quello che avevano tanti altri.

Lo diceva come se la frase fosse una protezione.

Lo diceva come se una lamiera chiusa potesse diventare casa soltanto perché non pioveva dentro.

Dalia ascoltava e non correggeva.

A sette anni, i bambini spesso non sanno ancora dare il nome giusto alle ingiustizie, però sanno riconoscere il freddo.

Sanno riconoscere il buio.

Sanno riconoscere la differenza tra un adulto che ti custodisce e un adulto che ti sistema dove non disturbi.

La parola zio dovrebbe avere il suono delle chiavi di casa, di una mano sulla spalla, di un piatto lasciato sul tavolo anche quando sei arrivata tardi.

Per Dalia, quella parola aveva il rumore secco di un portellone.

All’inizio, forse, aveva obbedito perché era famiglia.

Un bambino si fida prima di capire, perché il sangue, gli adulti e le promesse dette in fretta hanno ancora un peso enorme nel suo piccolo mondo.

Poi l’obbedienza era diventata abitudine.

Poi l’abitudine era diventata silenzio.

Ogni sera entrava nel camion come si entra in un posto provvisorio, e ogni notte quel posto provvisorio diventava più definitivo.

Fuori, la vita continuava con i suoi dettagli normali.

Qualcuno chiudeva il bar dopo l’ultimo caffè.

Qualcuno passava con una busta del forno.

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