Le Monetine Di Peppino E Il Cartello Che Fece Piangere Napoli-tantan - Chainityai

Le Monetine Di Peppino E Il Cartello Che Fece Piangere Napoli-tantan

A Napoli, il signor Peppino aveva ottantatré anni e una scatola di latta che non lasciava mai troppo lontana dalle mani.

La teneva sulle ginocchia quando sedeva davanti al portone.

La infilava sotto il braccio quando rientrava.

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La appoggiava sul tavolo della cucina accanto alla moka, come se anche lei dovesse riposare dopo una giornata lunga.

Non era una scatola preziosa.

Il coperchio era storto, un angolo era schiacciato, e ogni volta che Peppino la apriva si sentiva quel piccolo rumore secco del metallo vecchio.

Dentro non c’erano risparmi importanti.

Non c’erano banconote piegate con cura.

C’erano monetine.

Poche, leggere, spesso sporche, raccolte una a una durante il giorno.

Peppino le trovava vicino ai banchi del mercato, tra una cassetta di frutta e un sacchetto strappato.

Le trovava fuori dal forno, dove la gente usciva con il pane ancora caldo sotto il braccio e non sempre si accorgeva di aver perso qualche centesimo.

Le trovava sotto il bancone del bar, quando la mattina il quartiere beveva espresso in piedi e correva via con la testa già piena di lavoro.

Lui non correva più.

Camminava piano, con una mano dietro la schiena e l’altra pronta ad appoggiarsi al muro se il fiato diventava corto.

Eppure, quando vedeva una monetina a terra, si chinava.

Non senza fatica.

Non senza sentire le ginocchia protestare.

Si chinava comunque.

La prendeva tra due dita, la puliva contro il fazzoletto, poi la metteva in tasca.

Qualcuno lo guardava con pena.

Qualcuno con fastidio.

Qualcuno sorrideva appena, come si sorride a un vecchio che fa una cosa incomprensibile ma innocua.

Peppino vedeva tutto.

Vedeva gli sguardi, i mezzi sorrisi, le spalle che si stringevano.

Non diceva niente.

La povertà, per lui, non era una parola grande da pronunciare al momento giusto.

Era una tasca vuota quando un bambino chiedeva un gelato.

Era il silenzio di una madre davanti a una vetrina.

Era un padre che contava gli spiccioli prima di dire no.

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