Lo Lasciarono Fuori Dal Ristorante, Poi Uscì Il Proprietario-tantan - Chainityai

Lo Lasciarono Fuori Dal Ristorante, Poi Uscì Il Proprietario-tantan

Carlo aveva 85 anni e, quella sera a Bologna, camminava più piano del solito non perché gli facessero male le gambe, ma perché voleva arrivare presentabile.

Aveva passato quasi mezz’ora davanti allo specchio dell’ingresso, quello piccolo con la cornice consumata, aggiustandosi il colletto della camicia e tirando giù la giacca sulle spalle ossute.

Sul tavolino, accanto alle chiavi di casa e a una vecchia foto di famiglia, c’era il regalo per il compleanno del nipote.

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Non era un regalo costoso.

Era una cornice semplice, con dentro un’immagine di tanti anni prima: Carlo, il nipote ancora bambino, la moka sul fornello e un pomeriggio di farina, risate e mani sporche.

A Carlo sembrava il dono più giusto.

Non perché valesse denaro, ma perché ricordava un tempo in cui quel bambino gli correva incontro gridando nonno prima ancora di togliersi lo zainetto.

La figlia passò a prenderlo in macchina poco prima di cena.

Quando Carlo scese dal portone, lei era già nervosa.

Indossava un cappotto elegante, teneva il telefono in mano e guardava l’orologio come se ogni secondo potesse rovinarle la serata.

“Papà, sei pronto?” chiese.

Carlo sorrise.

“Sì. Ho portato anche il regalo.”

Lei guardò il pacchetto, poi guardò lui.

Per un momento il suo sguardo si fermò sulle scarpe.

Carlo se ne accorse, perché certi sguardi fanno rumore anche quando nessuno parla.

Erano scarpe vecchie, questo sì.

Le aveva comprate molti anni prima, quando ancora usciva ogni mattina con passo sicuro e tornava a casa con l’odore della cucina addosso.

Le aveva pulite con cura, passandoci sopra un panno scuro finché la pelle non aveva ripreso un po’ di luce.

Ma il tempo non si lucida via.

La piega laterale era rimasta.

La suola era sottile.

La punta portava piccoli segni che raccontavano scale, marciapiedi, giornate fredde, turni lunghi e una vita intera in piedi.

La figlia non disse nulla in quel momento.

Aprì la portiera e lo fece salire.

Durante il tragitto parlò quasi solo al telefono, dando indicazioni al marito, chiedendo se i ragazzi fossero già arrivati, ripetendo che il tavolo era prenotato e che non voleva ritardi.

Carlo guardava fuori dal finestrino.

Bologna scorreva lenta, con le luci dei locali, le vetrine accese, le persone che uscivano per cena avvolte in sciarpe pulite e cappotti ordinati.

A un certo punto pensò di dire qualcosa sulle sue scarpe.

Pensò di spiegare che erano comode, che non ne aveva un paio migliore, che gli dispiaceva se non erano adatte a un ristorante elegante.

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