L’Ultimo Posto Sul Bus Che Cambiò La Vita A Nonna Bianca-tantan - Chainityai

L’Ultimo Posto Sul Bus Che Cambiò La Vita A Nonna Bianca-tantan

Nonna Bianca salì sul bus di Torino con il passo lento di chi ha imparato a non chiedere permesso al dolore.

Aveva ottantacinque anni, una sciarpa chiusa bene al collo e un sacchetto di medicinali stretto tra le dita.

La mattina era stata lunga.

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Prima l’attesa in ospedale, poi la visita, poi la farmacia, poi il ritorno verso casa con le gambe pesanti come se ogni gradino avesse lasciato una pietra dentro le ginocchia.

Fuori, la città scorreva dietro i vetri con quel colore chiaro e freddo dei giorni in cui sembra che la pioggia stia decidendo se cadere o no.

Dentro il bus, invece, c’erano cappotti umidi, borse della spesa, cellulari accesi e occhi stanchi.

Bianca salì dalla porta anteriore, mostrò il titolo di viaggio con un gesto ordinato e cercò subito un appiglio.

Non era una donna che amava farsi notare.

Aveva passato la vita a sistemarsi il colletto prima di uscire, a lucidare le scarpe anche per andare solo dal medico, a dire “buongiorno” anche quando nessuno rispondeva.

Per lei la dignità non era una parola grande.

Era il modo in cui si teneva in piedi quando avrebbe voluto sedersi.

Il bus partì prima che lei fosse davvero pronta.

Bianca afferrò il palo giallo e trattenne un piccolo gemito.

Nessuno lo sentì, o forse qualcuno lo sentì e preferì non voltarsi.

Lei respirò piano, guardò il corridoio e vide ciò che sperava di vedere.

Un solo posto libero.

Era vicino al finestrino, non troppo lontano dalla porta, abbastanza comodo per una donna della sua età e della sua stanchezza.

Bianca fece un passo.

Poi un altro.

Il sacchetto della farmacia le batteva contro il fianco.

Dentro c’erano scatole, fogli piegati, uno scontrino con l’orario stampato e quella piccola vergogna che spesso gli anziani si portano dietro quando devono dimostrare, con le medicine, che il loro dolore è vero.

Arrivò quasi al sedile.

La mano era già pronta ad appoggiarsi allo schienale.

Fu allora che vide la ragazza.

Era giovane, molto più giovane di quanto Bianca si aspettasse da un viso così stanco.

Stava in piedi vicino alla porta centrale, con una mano sotto il ventre e l’altra stretta alla maniglia.

Era incinta.

Non di pochi mesi.

Il cappotto le cadeva aperto sulla pancia, e il viso aveva un pallore che non era semplice stanchezza.

Era quel pallore sottile che viene quando una persona cerca di non cedere davanti agli sconosciuti.

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