Nonna Lasciata Sotto Il Sole Dal Nipote Per Tenere Il Posto Auto-tantan - Chainityai

Nonna Lasciata Sotto Il Sole Dal Nipote Per Tenere Il Posto Auto-tantan

A Palermo, in una mattina d’estate che sembrava già pomeriggio, Nonna Graziella scese dall’auto del nipote stringendo la borsa contro il fianco e cercando di non lamentarsi.

Aveva settantacinque anni, le ginocchia lente, il respiro corto quando il caldo saliva troppo in fretta, ma non era una donna abituata a farsi compatire.

Per tutta la vita aveva camminato dritta, anche quando le cose erano difficili.

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Aveva insegnato a generazioni di ragazzi a stare seduti, a parlare con rispetto, a non buttare via il proprio futuro per pigrizia o rabbia.

Quella mattina, però, non era una professoressa davanti alla lavagna.

Era una nonna davanti a un supermercato, sotto un sole bianco, con il nipote che cercava parcheggio girando nervosamente il volante.

“Nonna, guarda là,” disse lui, rallentando vicino a un’auto che stava per uscire.

Graziella si sporse appena, cercando di capire.

“Dove?”

“Lì. Si sta liberando. Scendi un attimo e tienilo.”

Lei pensò di aver capito male.

“Scendo?”

“Sì, due minuti. Ti metti lì e dici che sto arrivando. Io faccio il giro.”

Il tono non era una richiesta.

Era quel modo sbrigativo con cui certi giovani parlano agli anziani quando sono convinti che l’amore ricevuto sia un servizio dovuto.

Graziella guardò il marciapiede, il riflesso feroce sui vetri delle macchine, la gente che entrava e usciva dal supermercato con le bottiglie d’acqua già appannate dal freddo.

Non voleva discutere.

Non davanti a tutti.

Scese piano.

Il nipote non aspettò nemmeno che chiudesse bene lo sportello.

Le mise le chiavi in mano e indicò lo spazio quasi libero.

“Resta lì, mi raccomando. Se qualcuno prova a entrare, digli che è occupato.”

“Ma tu dove vai?” chiese lei.

“Un attimo al bar. Ho bisogno di un caffè e di rinfrescarmi. Torno subito.”

Graziella rimase con le parole a metà.

Lo vide attraversare la strada, passarsi una mano tra i capelli, sistemarsi gli occhiali da sole e sparire dentro il bar con l’aria condizionata.

Il vetro della porta si richiuse alle sue spalle.

Dentro, il mondo sembrava diverso.

C’erano il bancone lucido, le tazzine bianche, il suono della macchina del caffè, i cornetti ordinati dietro la campana, le persone sedute senza fretta.

Fuori, lei sentì il calore salire dalle pietre del marciapiede come da una stufa accesa.

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