Quando Alberto Dimenticò La Sua Visita, Il Corridoio Bussò-tantan - Chainityai

Quando Alberto Dimenticò La Sua Visita, Il Corridoio Bussò-tantan

A Trieste, il signor Alberto misurava le mattine dal rumore della moka.

Prima il brontolio basso sul fornello.

Poi il cucchiaino contro la tazzina.

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Poi il gesto lento con cui piegava il tovagliolo accanto al quaderno, come se anche una colazione solitaria meritasse ordine.

Aveva 82 anni e portava la pensione con la stessa cura con cui un tempo aveva portato la divisa mentale del lavoro.

Non una divisa vera, ma una disciplina.

Per anni era stato impiegato alle poste.

Aveva controllato indirizzi, timbri, ricevute, date di consegna e firme tremanti su moduli che per altri erano solo carta.

Per lui, invece, ogni data era una piccola promessa.

Una lettera arrivata il giorno giusto poteva calmare una madre.

Un pagamento registrato senza errore poteva salvare qualcuno da una vergogna.

Un avviso letto in tempo poteva evitare una fila inutile, una multa, una corsa con il cuore in gola.

Alberto non si considerava un uomo importante.

Si considerava un uomo preciso.

E in quella precisione aveva costruito la sua dignità.

Anche dopo la pensione continuò ad alzarsi presto.

Si lavava, si pettinava con cura, lucidava le scarpe anche quando doveva solo scendere a comprare il pane o prendere un espresso al bar.

La sciarpa, nelle mattine fredde, era sempre piegata bene sul collo.

Non per vanità.

Per rispetto.

A casa teneva tutto in ordine.

Le chiavi nella ciotola di ottone vicino alla porta.

Le vecchie fotografie in cornici semplici.

Le ricevute in una busta.

I promemoria in un quaderno a quadretti, scritto con una grafia sottile che, nonostante l’età, restava quasi elegante.

Sul tavolo della cucina c’erano sempre tre cose.

La moka.

Una penna.

Il calendario.

All’inizio, quando cominciò a dimenticare, provò a ridere di sé.

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