Vendette L’Abito Di Sua Madre, Ma La Cucitura Nascondeva La Terra-tantan - Chainityai

Vendette L’Abito Di Sua Madre, Ma La Cucitura Nascondeva La Terra-tantan

Marisa non aveva mai chiamato quell’abito un capo di abbigliamento.

Quando parlava di lui, abbassava sempre un poco la voce, come se nella stanza ci fosse qualcuno da non disturbare.

Diceva «l’abito di mia madre» e basta, ma chi la conosceva capiva che dentro quelle quattro parole c’erano anni di silenzi, pasti condivisi, sacrifici non raccontati e mani di donne che avevano protetto la famiglia molto prima che lei nascesse.

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In Sardegna, nella casa che conservava più memoria che spazio, l’abito stava nell’armadio alto della camera.

Era avvolto in un lenzuolo bianco, piegato con cura, lontano dalla polvere e dalla fretta.

Ogni tanto Marisa apriva l’anta solo per guardarlo.

Non lo faceva per nostalgia teatrale.

Lo faceva come si controlla una finestra prima di dormire, come si tocca una chiave in tasca, come si verifica che ciò che conta sia ancora al suo posto.

La mattina in cui tutto cambiò, la moka aveva borbottato piano sul fornello, e il profumo del caffè si era diffuso nella cucina con la solita calma.

Marisa bevve poco, perché aveva alcune commissioni da fare, ma prima di uscire passò davanti allo specchio dell’ingresso.

Si sistemò il foulard, controllò che le scarpe fossero pulite e prese le chiavi dalla ciotola di ottone.

Per lei, presentarsi bene non era vanità.

Era un modo per dire al mondo che, anche quando la vita ti aveva tolto molto, tu non ti lasciavi andare.

Suo figlio non vedeva le cose così.

Da qualche mese entrava e usciva con il telefono sempre in mano, rispondeva a scatti, evitava certe domande e diceva spesso che oggi tutto costa troppo.

Marisa lo osservava senza forzarlo.

Una madre capisce quando un figlio sta nascondendo qualcosa, ma a volte spera che il pudore sia solo stanchezza.

Quel giorno, mentre lei era fuori, arrivò il messaggio.

«Passo a prendere una cosa dall’armadio. Non ti preoccupare.»

Erano le 10:17.

Marisa rilesse quelle parole davanti al forno, con il pane caldo appena comprato e il respiro che le si accorciava.

Non c’era scritto quale armadio.

Non c’era scritto quale cosa.

E proprio per questo lei capì subito.

Tornò a casa più in fretta di quanto le permettessero le gambe.

La strada le sembrò improvvisamente troppo lunga, il sacchetto del pane troppo leggero, il tintinnio delle chiavi troppo forte.

Quando aprì la porta, disse «Permesso» per abitudine, come faceva anche entrando nella propria casa se sapeva che qualcuno poteva essere dentro.

Nessuno rispose.

La cucina era in ordine.

La tazzina dell’espresso era ancora vicino al lavello, la moka era fredda e il pane finì sul tavolo senza che Marisa se ne accorgesse.

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