Viola Lasciata In Stazione Con Una Valigia E Un Falso Indirizzo-tantan - Chainityai

Viola Lasciata In Stazione Con Una Valigia E Un Falso Indirizzo-tantan

La bambina portata alla stazione con una piccola valigia.

A Milano, la mattina correva con il rumore dei trolley, gli annunci metallici e l’odore di espresso che usciva dal bar vicino ai binari.

Viola teneva la sua valigia con entrambe le mani, come se quel piccolo oggetto potesse impedirle di cadere dentro qualcosa di troppo grande.

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Aveva sette anni.

Il cappottino era chiuso fino al collo, la sciarpa era annodata con cura e le scarpe erano pulite, quasi lucide.

La matrigna l’aveva preparata così, senza fretta apparente, come se stessero andando a comprare il pane al forno o a fare una commissione prima di pranzo.

Ma Viola aveva sentito il silenzio diverso già da casa.

Non c’era stata la moka sul fuoco.

Non c’era stata la voce di suo padre al telefono.

Non c’era stato nemmeno quel finto sorriso che la matrigna usava quando voleva convincere tutti che in quella famiglia andava tutto bene.

Suo padre era in viaggio di lavoro.

L’aveva salutata due giorni prima, piegandosi per baciarle la fronte e promettendole che, al ritorno, avrebbero fatto colazione insieme al bar.

“Cornetto alla crema per te,” le aveva detto.

Viola lo aveva corretto subito.

“Alla marmellata.”

Lui aveva riso.

Quella risata le era rimasta addosso come un cappotto più caldo di quello vero.

Ora però, in stazione, la matrigna non parlava di colazioni.

Camminava veloce, guardando avanti, con gli occhiali da sole sopra la testa e la borsa stretta sotto il braccio.

Ogni tanto si voltava, non per controllare se Viola stesse bene, ma per assicurarsi che la bambina la seguisse.

“Non ti fermare,” disse.

Viola strinse la maniglia della valigia.

Era leggera.

Troppo leggera per un viaggio.

Dentro non sentiva il peso dei vestiti, né quello delle scarpe di ricambio, né quello del libro che di solito suo padre le metteva nello zaino quando dovevano aspettare da qualche parte.

“Dove andiamo?” chiese.

La matrigna rispose senza guardarla.

“Alla stazione, Viola. Lo vedi anche tu.”

La bambina abbassò la testa.

Aveva imparato che certe risposte erano porte chiuse.

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